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14 Maggio 2026“Lula è nata grazie agli ovuli di una donatrice, al grembo di una gestante e al mio amore“, racconta Chiara Tagliaferri. Detta così può sembrare forse una cosa semplice, eppure ci sono voluti 9 anni da quando la scrittrice e suo marito, Nicola Lagioia, hanno deciso di provare a diventare genitori. È stato un percorso lungo, faticoso, fatto di desiderio che matura col tempo e poi si scontra con “un corpo che finisci per odiare perché non risponde ai comandi”, scrive Tagliaferri parlando della PMA, procreazione medicalmente assistita. Controlli, iniezioni, ormoni, tre tentativi di fecondazione eterologa prima di decidere di intraprendere “un viaggio lungo la ‘ferrovia sotterranea’ della Gestazione per altri”.
Sono passati altri 7 anni prima che Tagliaferri e Lagioia potessero prendere in braccio Lula, la loro figlia nata negli Stati Uniti nel 2024, per la prima volta. Di tutto questo e molto altro (i tentennamenti, il dolore, le paure, i giudizi, le gioie) parla Arkansas. Storia di mia figlia, scritto da Chiara Tagliaferri e in uscita il 12 maggio per Mondadori.
Chiara Tagliaferri e il percorso con la Gpa
L’autrice ripercorre ogni passaggio con lucidità, senza tralasciare dettagli scomodi. Parte dalla sua iniziale decisione di non avere figli: «Non volevo essere responsabile di nulla se non di me stessa», racconta in un’intervista a Vanity Fair, «Non volevo badare a nessuno perché non volevo perdere più nessuno. Poi, ho conosciuto Nicola». Il desiderio di maternità è difficilmente decifrabile e spesso poco allineato ai tempi della vita e del corpo. Quando la scrittrice si è accorta di desiderare un figlio aveva 40 anni: “Dai controlli è emersa una menopausa precoce”, racconta, “I miei ovuli erano inutilizzabili. Allora sono ricorsa alla fecondazione eterologa, affidandomi agli ovuli di una donatrice anonima. Non è mai stato un problema questo per me, ho sempre creduto alla generazione di volontà: i figli sono di chi li cresce”.
I cicli di cure, però, non funzionavano. L’adozione sarebbe stata una strada lunga e complessa: “avremmo potuto sperare, forse, di accogliere un bambino già grande, con alle spalle difficoltà e ferite”, osserva ancora la scrittrice, “Non sapevamo se saremmo stati all’altezza, sinceramente”. Così è iniziata la lunga strada verso la Gestazione per altri (Gpa) negli Stati Uniti. Lì, come ricorda la scrittrice, “Le gestanti devono avere già uno o più figli, un lavoro, una situazione finanziaria stabile, una casa. Non è la necessità a guidarle verso questa scelta”. Dopo ricerche, contratti da firmare e soldi, molti soldi da procurarsi, lei e Lagioia hanno incontrato Daisy, la donna che avrebbe portato avanti la gravidanza, tramite la fecondazione di un ovulo di una donatrice. “Ho avuto paura del giudizio degli altri, delle altre, di diventare ‘la femminista che sfrutta i corpi delle donne'”, racconta ancora Tagliaferri, “anche se molte gestanti con cui ho parlato rivendicano la libertà di decidere cosa fare con il loro corpo. Anche dare la vita”.
La legge contro la Gpa in Italia
Quando Lula è nata ed è tornata in Italia, la Gpa non era ancora un reato universale nel nostro Paese: la legge sarebbe stata approvata solo 8 mesi più tardi. “In America camminavamo protetti dalla legge”, racconta sempre a Vanity Fair Tagliaferri, “Rientrati a Roma, eravamo in bilico tra il possibile e ciò che rischiava di diventare proibito: la normativa stava per cambiare. Lula aveva il passaporto americano, con i nostri nomi come madre e padre, ma non aveva alcun documento italiano. Andava registrata all’anagrafe. Sono stati giorni, mesi faticosi”.
Nelle pagine del libro trova quindi spazio la vicenda profondamente intima e personale (l’amicizia di Chiara con Michela Murgia, che “Aspettava Lula quanto noi”, la relazione di coppia, il rapporto con Daisy, con il proprio corpo, con i giudizi esterni, con i divieti), ma anche il risvolto politico che si lega alla possibilità di scegliere, agli interrogativi etici e morali e ai diritti negati. Tagliaferri racconta di voler rendere partecipe la figlia di tutto questo lungo percorso. “È bello”, dice, “che cresca sapendo quanto amore ci è voluto perché potesse arrivare fra noi. Abbiamo raccolto foto, lettere, biglietti aerei in un grande album, tutto quello che spiega il viaggio che ci ha portati a lei. Il primo scatto è di Daisy con sua figlia Roselyn: ci sentiamo sempre, verranno a trovarci, e noi porteremo Lula a conoscere l’Arkansas. Da grande, se vorrà, potrà anche incontrare la donatrice degli ovuli”.
“Ho scritto Arkansas perché ho imparato a non stare zitta”, ha dichiarato Tagliaferri all’uscita del libro, “e perché so che il personale è sempre politico. Conosco le zone d’ombra che un percorso come quello della gestazione per altri porta con sé, ma so altrettanto bene quanto l’avventura che unisce me, Nicola, Daisy e Lula sia un atto di fede, pieno d’amore”. Oggi in Italia le coppie omossessuali o eterosessuali che hanno fatto ricorso alla Gpa all’estero si trovano prive di un riconoscimento giuridico dei loro figli oltre che potenzialmente esposte a conseguenze penali. “Non ho la pretesa né l’intenzione di far cambiare idea a nessuno”, osserva la scrittrice, “ma la speranza che, prima di giudicare che cosa sia giusto o che cosa sia sbagliato, ci sia la possibilità di ascoltare una storia che è molto privata, dunque anche politica. Criminalizzare la Gpa non aiuta a normarla, come è accaduto per l’aborto quando era illegale. Le donne abortivano lo stesso e rischiavano la vita”.
FONTE https://www.elle.com/
Autrice Elisabetta Moro




