Il Consiglio regionale della Toscana ha approvato una legge che prevede un contributo economico per chi vuole congelare gli ovuli per ragioni personali, e non per via di patologie che compromettono o rischiano di comprometterne la fertilità. È la pratica conosciuta come social freezing.
Il contributo sarà fornito dalle aziende sanitarie locali e potrà raggiungere i 3mila euro a persona: coprirà il percorso di social freezing ed entro il limite dei 3mila euro potrà comprendere anche un’eventuale ripetizione della procedura e il mantenimento degli ovociti crioconservati. Gli interventi dovranno essere effettuati in strutture autorizzate, pubbliche o private convenzionate con il Servizio sanitario nazionale. Ci sono dei requisiti: le donne devono avere tra i 25 e i 39 anni, avere un ISEE (cioè l’indicatore che certifica la condizione economica del proprio nucleo familiare) inferiore ai 30mila euro e essere residenti in Toscana da almeno un anno, per evitare che usufruiscano del servizio anche donne di altre regioni. Nel resto d’Italia il congelamento degli ovuli in assenza di motivazioni mediche è infatti a pagamento.
Se le richieste dovessero superare le risorse disponibili, non tutte le richiedenti avranno automaticamente accesso al contributo: si creerà una graduatoria che darà priorità alle donne con l’ISEE più basso. Nel complesso la regione ha finanziato la misura con 550mila euro fino al 2028: 50mila per il 2026 e 250mila per ciascuno degli anni 2027 e 2028.
Lo scorso aprile la giunta aveva approvato una delibera che tra le altre cose fissava le tariffe regionali per la conservazione dei gameti maschili (gli spermatozoi) e femminili (gli ovuli), rispettivamente a 500 euro e 1.500 euro (inferiori alle tariffe medie dei centri privati). A questi costi andavano poi aggiunti quelli per il mantenimento annuale del materiale biologico congelato e per le terapie farmacologiche. Dopodiché il gruppo consiliare del Partito Democratico aveva presentato una proposta di legge per introdurre un contributo strutturale, che è stata approvata il 23 settembre.
Il congelamento degli ovuli, che tecnicamente si chiama crioconservazione degli ovociti, è la procedura che serve a estrarre e preservare un certo numero di cellule riproduttive femminili (gli ovociti o ovuli) in un momento in cui la loro “qualità” è ancora alta, per poterli utilizzare anche anni dopo per una gravidanza.
In Italia è possibile farlo legalmente dal 2009. Alle donne che devono sottoporsi a chemioterapie o radioterapie, o che comunque hanno patologie autoimmuni, endocrine e genetiche che indeboliscono la riserva ovarica femminile, la crioconservazione è fortemente consigliata dalle linee guida del ministero della Salute. In questi casi la procedura può essere rimborsata dal Servizio sanitario nazionale.
Ci sono poi donne che decidono di congelare gli ovuli per altre ragioni. Per esempio scoprono da giovani di avere una riserva ovarica bassa, o sanno che le donne della loro famiglia sono andate precocemente in menopausa. C’è chi sceglie di farlo perché vuole raggiungere una stabilità economica e lavorativa prima di avere figli, o perché non ha una persona con cui farli.
In tutti questi casi le donne possono congelare gli ovuli nei centri per la fecondazione assistita, che sono oltre trecento in Italia e per la maggior parte privati: il costo supera in media i tremila euro, a cui va aggiunto qualche centinaio di euro all’anno per la conservazione, ed è totalmente a carico delle donne.
La prima regione a prevedere un contributo per il social freezing era stata la Puglia con una legge alla fine del 2024. Nel Lazio, a metà settembre, è stata invece approvata una legge sulla variazione di bilancio che ha stanziato 300mila euro di contributi nel 2027 per conservare ovuli e spermatozoi. A differenza di Puglia e Toscana, nel Lazio il contributo per la conservazione dei gameti è stato esteso non per ragioni sociali, ma a chi ha patologie che comportano un rischio grave e documentato di riduzione della fertilità, come l’endometriosi.
Negli ultimi tempi anche altre regioni si stanno attivando per introdurre misure simili a quelle di Puglia e Toscana: Liguria, Veneto, Umbria ed Emilia-Romagna. A livello nazionale oltre un anno fa la deputata del Movimento 5 Stelle Carmen Di Lauro aveva depositato una proposta di legge, ancora ferma in parlamento, che tra le altre cose punta a rendere il congelamento degli ovuli gratuito per tutte le donne tra i 27 e i 35 anni.
FONTE https://www.ilpost.it/