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18 Aprile 2025In Italia, una donna senza un partner uomo che desidera diventare madre si trova di fronte al divieto di accedere alla Procreazione Medicalmente Assistita (PMA). La legge 40/2004 riserva le tecniche di fecondazione assistita esclusivamente alle coppie eterosessuali, creando una discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sullo stato civile.
Di fronte a questa realtà, l’Associazione Luca Coscioni ha lanciato la campagna PMA per tutte, con l’obiettivo di abbattere queste barriere discriminatorie e restituire alle donne il diritto di diventare madri, indipendentemente dalla loro condizione personale. Per molte, l’unica alternativa resta il “turismo procreativo” verso paesi con legislazioni più inclusive, con tutti i costi economici e psicologici che questo comporta.
MA per tutte: diritti delle donne, discriminazioni e battaglie civili
La storia di Maria Giulia, nata da madre single prima della legge 40
In Italia, se siete donne single e desiderate diventare madri con l’aiuto della scienza, preparatevi a partire. Non per un viaggio metaforico, ma per uno reale: verso la Spagna, il Belgio, la Danimarca o altri Paesi dove l’accesso alla Procreazione Medicalmente Assistita non è riservato alle sole coppie eterosessuali.
A sollevare il velo su questa discriminazione invisibile è la campagna PMA per tutte, lanciata dall’Associazione Luca Coscioni. Obiettivo: abrogare l’articolo 5 della legge 40/2004, che vieta l’accesso alla PMA alle donne non sposate o non conviventi con un partner maschile. È una battaglia che ha il volto e le parole di donne come Maria Giulia, 31 anni, nata da una madre single prima dell’approvazione della legge 40. “Mia madre oggi non mi avrebbe potuto mettere al mondo”, ha raccontato nel suo videomessaggio. E quella scelta d’amore, oggi, sarebbe negata dalla legge.
Cos’è la PMA: la procreazione medicalmente assistita in Italia
Quando parliamo di PMA, ci riferiamo a un insieme di tecniche mediche utilizzate per aiutare le persone ad avere figli. In Italia, queste tecniche sono regolamentate dalla legge 40 del 2004, che disciplina modalità, accessi e limiti. La legge, pur essendo stata modificata più volte grazie a interventi della Corte Costituzionale, continua a contenere restrizioni fortemente discriminatorie, come quella che impedisce alle donne single e alle coppie omosessuali femminili di accedere alla fecondazione assistita.
La legge 40: chi non può accedere alla PMA e perché è una discriminazione
Il cuore della questione è l’articolo 5 della legge 40, che consente l’accesso alla PMA solo a “coppie maggiorenni di sesso diverso, coniugate o conviventi, in età potenzialmente fertile”. Una formulazione che, tradotta nella pratica, esclude automaticamente donne single e coppie lesbiche o queer. Questo divieto costringe chi desidera un figlio a cercare cliniche all’estero. Una possibilità che però non è per tutte: serve tempo, informazione, e soprattutto soldi. È una discriminazione di classe.
La campagna PMA per tutte dell’Associazione Luca Coscioni
PMA per tutte è il nome della campagna lanciata a febbraio 2025 durante il Consiglio Generale dell’Associazione Luca Coscioni. L’obiettivo è semplice, ma potente: abrogare l’articolo 5 e aprire finalmente l’accesso alla procreazione medicalmente assistita a ogni donna, a prescindere dallo stato civile. Il progetto nasce da un gruppo di lavoro composto da circa 30 donne, tra cui Maria Giulia, e guidato dall’avvocata Francesca Re. Il gruppo non si limita a fare pressione politica: ha già depositato una petizione al Parlamento, redatto proposte normative e diffuso una rete di informazione attiva.
Come firmare la petizione per la PMA per tutte
Per sostenere la campagna PMA per tutte basta una firma, ma ha il peso di un’azione concreta per cambiare una legge ingiusta. Potete firmare insieme a noi la petizione online attraverso i canali ufficiali dell’Associazione Luca Coscioni, oppure unirvi al gruppo raccontando la vostra storia personale e scrivendo a francesca.re@associazionelucacoscioni.it.
Ogni adesione conta. Perché l’accesso ai diritti riproduttivi non può più essere riservato a poche fortunate.
Perché PMA per tutte è una battaglia di civiltà
Questa non è solo una questione medica, ma una questione di libertà e uguaglianza. Lottare per il diritto alla PMA per tutte significa riconoscere che ogni donna ha il diritto di decidere sul proprio corpo, sul proprio futuro, sulla propria maternità. È una battaglia per la dignità, per la giustizia, per una società che riconosca la pluralità delle famiglie e non imponga un unico modello di genitorialità. Continuano a ripeterci che si fanno sempre meno figli, che le donne dovrebbero farne di più, ma poi pretendono che li facciano solo come vogliono loro: all’interno di un matrimonio tradizionale e eterosessuale.
Il diritto alla maternità è anche questo invece: poter scegliere come, quando e con chi diventare madri.
Verso la Corte Costituzionale: la storia e la battaglia legale di Evita
Un tassello importante in questa battaglia è la storia di Evita, 40 anni, di Torino. A lei è stato negato l’accesso alla PMA in un centro toscano. Grazie al supporto del team legale dell’Associazione Luca Coscioni, coordinato da Filomena Gallo, il caso è arrivato alla Corte Costituzionale, che si esprimerà a breve. Una decisione che potrebbe segnare una svolta storica per i diritti riproduttivi in Italia.
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