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“Io, mamma cattolica e gestante per altri: offensivo che in Italia la Gpa sia reato”

TORINO. Chi è un genitore? «Chi affianca, educa, vive i figli». Cynthia Kruk supera così lo scontro politico e culturale che da decenni attraversa il dibattito sulla gestazione per altri e la fecondazione assistita. La psicoterapeuta californiana di 42 anni, sposata da 18 e madre di tre figli, quindici anni fa ha scelto di portare avanti una gravidanza per una coppia omogenitoriale italiana attraverso la fecondazione in vitro. Il suo Stato, negli Usa di Donald Trump, è tra quelli in cui questo percorso è legale: «Almeno per ora – ammette – Trump mi spaventa molto». La storia è raccontata nel documentario Prima di tutto di Marco Simon Puccioni e Giampietro Preziosa proiettato ieri al Lovers Film Festival di Torino. Sono proprio la coppia che oggi ha due figli gemelli, David e Denis, grazie a quella gravidanza: «Cynthia per noi è famiglia – dice Puccioni – non ci siamo mai separati: è parte della nostra vita e di quella dei nostri figli».

Cosa l’ha portata a un percorso di gravidanza per altri?
«Un documentario su Mtv che raccontava la gestazione per altri della protagonista. Avevo 14 anni, per me era ammirevole. Una volta nati i miei figli ho pensato che sarebbe stata una scelta giusta da fare».

È stata una scelta?
«È stata una chiamata».

È religiosa?
«Sì, sono cresciuta con la religione cattolica».

La Gpa è in linea con quei valori?
«Non ho mai avuto dubbi: si tratta di aiutare persone come Marco e Giampietro a formare una famiglia».

Com’è stato conoscervi?
«È stato un percorso lungo ma quando li ho incontrati ho subito pensato fossero i genitori giusti».

Che cosa significa «giusti»?
«Poteva nascere un legame emotivo e di amicizia. Senza non lo avrei fatto».

Che legame è nato?
«Prima siamo diventati amici, sono venuti negli Stati Uniti più volte. Ho mostrato loro come mio marito e io cresciamo i nostri figli. Oggi siamo una famiglia allargata».

Suo marito è sempre stato d’accordo con lei?
«All’inizio era scioccato. Ha fatto ricerche e parlato con gli avvocati, poi mi ha detto: “Se vuoi farlo, fallo”».

E i suoi genitori?
«Erano preoccupati. Volevano sapere tutto a livello medico, poi mi hanno sostenuta».

Tanti, però sono contrari. Qui in Italia la Gpa è reato.
«Lo trovo degradante e offensivo. Troppo duro. Una famiglia è definita dall’amore, dalla cura, dall’impegno e dal sostegno reciproco».

Chi è contrario dice: non è meglio, dunque, adottare?
«È una scelta, ma per tanti ci sono regole che lo impediscono. Se l’adozione fosse accessibile a tutti non ci sarebbe bisogno della gestazione per altri».

Ha un legame diverso tra i suoi figli biologici e i gemelli di Puccioni e Preziosa?
«I miei figli li educo, li affianco, li vivo ogni giorno. Sono la loro mamma. Per i gemelli non è così, hanno i loro genitori».

E cosa prova per loro?
«Sento una connessione. Sento di dovergli dimostrare un supporto, ma non da madre».

Quando li ha lasciati cos’ha provato?
«Sapevo dall’inizio cosa sarebbe successo, che questi bambini non erano miei. Il mio ruolo era aiutare una famiglia».

Legalizzare la Gpa non rischia di creare un contesto in cui le donne vengono sfruttate per soldi?
«Non deve accadere, mai».

Non si guadagnano soldi?
«Io non l’ho fatto. Quello che ho ricevuto sono stati rimborsi di spese mediche e di viaggi».

Non vede il rischio per altri meno fortunati?
«Servono leggi e regole ben definite per supportare le gestanti dal punto di vista sanitario e psicologico. Non siano mai una merce».

Negli Stati Uniti oggi è legale. Teme passi indietro con Trump?
«L’amministrazione Trump mi spaventa. Ma non credo che i nostri diritti verranno cancellati. Il mondo è complesso. Non è bianco e nero. La famiglia non è definita solo dai legami di sangue. A pensarla così siamo in tanti e forse è Trump ad avere paura di questo».

Da psicoterapeuta: è certa che per un bambino non ci sia differenza rispetto ad avere genitori biologici?
«Queste “nuove famiglie” esistono da sempre, solo che ora non sono più stigmatizzate e nascoste. I bambini hanno bisogno di un supporto, di essere protetti dagli abusi. Vanno difesi da quelli, non etichettare chi debba crescerli».

FONTE https://www.lastampa.it/torino