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26 Marzo 2026Allontanamento, legami familiari e tutela reale dei minori: alcune precisazioni necessarie
Nel dibattito sorto attorno al caso dei cosiddetti “bambini del bosco”, vi è un aspetto che merita di essere chiarito: l’allontanamento dei minori non è avvenuto dai genitori, ma insieme alla madre, la quale risulta oggi accolta con i figli in una struttura protetta. Questo elemento è spesso taciuto nel racconto mediatico, nonostante rappresenti un dato centrale per comprendere la natura dell’intervento: non una separazione traumatica e definitiva, ma un collocamento in un ambiente ritenuto temporaneamente più sicuro e idoneo.
È stato inoltre appurato, a seguito di sopralluoghi e accertamenti formali, che le condizioni abitative e igienico-sanitarie della famiglia erano gravemente carenti, tali da esporre I bambini a rischi concreti per la salute e per il loro sviluppo. L’intervento istituzionale, quindi, non è stato improvvisato né arbitrario, ma si è fondato su una valutazione tecnica documentata e su un percorso di tentativi precedenti di supporto e mediazione.
La narrazione mediatica e il rischio di semplificazioni
La spettacolarizzazione del caso rischia di oscurare una verità scomoda: esistono in ltalia numerose famiglie che vivono interventi dei servizi sociali altrettanto complessi e dolorosi, spesso in condizioni di vulnerabilità estrema. Presentare l’allontanamento come un capriccio burocratico ○ come una misura persecutoria rischia di essere offensivo nei confronti delle famiglie che subiscono decisioni simili per ragioni serie, e anche nei confronti deqli operator sociali e dei magistrati che, nella grande maggioranza dei casi, agiscono nel concreto interesse dei minori, servizi, così come i giudici, non trascurano affatto l’importanza dei legami familiari: al contrario, la giurisprudenza ribadisce da anni che il mantenimento della relazione genitore-figlio è un valore primario, da sacrificare solo quando la sua prosecuzione mette a rischio la sicurezza o la crescita equilibrata del bambino.
La sofferenza dell’allontanamento e il paradosso dell’attaccamento
È vero, e va ricordato con onestà: anche j bambini vittime di gravi maltrattamenti o abusi soffrono profondamente l’allontanamento dalle figure genitoriali. Questo non deve sorprendere. La teoria dell’attaccamento, da Bowlby in poi, ha mostrato come il legame tra minore e caregiver possa mantenersi forte anche quando la figura di riferimento è inadeguata, imprevedibile o addirittura lesiva.
Si tratta di un paradosso esistenziale: il bambino cerca l’attaccamento perché questo bisogno è biologico e primario, e lo farà anche verso figure nocive o non protettive. Ma la ricerca dimostra con chiarezza che la permanenza prolungata in contesti abusanti o trascuranti produce danni evolutivi profondi, e che l’intervento protettivo – pur doloroso è spesso l’unico modo per interrompere circoli disfunzionali intergenerazionali.
I percorsi di aiuto: famiglia d’origine, affido, supporti educativi
Gli interventi a tutela del minore, nel nostro ordinamento, non mirano mai alla rimozione definitiva del bambino dal suo nucleo, se questo non è strettamente necessario. Le misure:
L’art. 19 della stessa Convenzione obbliga gli Stati a proteggerli da ogni forma di trascuratezza.
In Italia, l’art. 30 Cost. impone ai genitori I dovere di mantenere, istruire ed educare i figli, lo Stato ha il dovere di intervenire quando ciò non accade.
La Corte di Cassazione ha più volte chiarito che l’allontanamento può essere disposto quando si riscontra una incapacità genitoriale attuale, anche non colpevole, che comprometta i bisogni evolutivi dei minori (tra le tante, Cass. civ., sez. I, n. 6137/2015; n. 13153/2020).
La stessa Cassazione ha affermato che la privazione di stimoli educativi, sociali ed emotivi può configurare una forma di trascuratezza grave, lesiva del diritto del minore a un equilibrato sviluppo psicofisico.
Alla luce di ciò, l’incidente dell’intossicazione da funghi appare essere stata un’occasione forse tardiva per far emergere una situazione che necessitava di attenzione già da tempo. Se vi è una responsabilità del sistema, forse risiede proprio nel ritardo dell’intervento.
Infine, la domanda sull’utilità dell’istruzione obbligatoria ha una risposta molto chiara: l’estensione dell’obbligo scolastico fino ai sedici anni ha lo scopo di formare cittadini consapevoli, dotati di spirito critico e capacità di scelta. Non è una formalità burocratica: è un presidio democratico e un investimento per la crescita psicologica ed emotiva dell’individuo.
Valeria Giamundo, psicoterapeuta dell’età infantile




