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14 Ottobre 2026
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L’incertezza economica e lavorativa fa rinviare la gravidanza e la fertilità ne risente

Sono gli anni che passano a frustrare il desiderio di maternità di molte donne, anche se le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono sempre più efficaci. È quanto emerge dal Fertility Barometer, l’indagine realizzata dalla società GfK (gruppo Nielsen IQ), con il sostegno di Ivi Institute. L’iniziativa, la prima di questo tipo, ha coinvolto oltre ventimila donne in sei paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito e Svezia) oltre a Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi Uniti, ed è stata presentata il 13 ottobre a Milano.

LA FOTOGRAFIA DELLA SITUAZIONE

In Italia il 74% delle donne tra i 19 e i 49 anni sono madri o desiderano diventarlo, solo il 16% non ha e non desidera figli, e un 10% non ha ancora deciso. Molte vorrebbero invece un secondo figlio: le madri intervistate desiderano in media 2,4 figli, ma ne hanno avuti 1,7. Un dato importante, “anche su questo tema il vostro paese è il fanalino di coda, insieme al Canada, rispetto a una media dell’82%“, spiega Moira Tesser, business manager GfK Spagna, “e anche le italiane per cui la maternità è molto o abbastanza importante sono il 65% contro il 73% del campione internazionale”.

IL DESIDERIO DI MATERNITÀ

Il desiderio di maternità emerge in media intorno ai 26 anni, ma in quasi il 50% dei casi ne passano quasi sette prima che si avveri. E i problemi nascono proprio dal prolungarsi dell’attesa. “È vero che tra 26 e i 33 anni la qualità degli ovuli cambia poco, ma non dimentichiamo che stiamo parlando di una media”, sottolinea Antonio Pellicer, fondatore di IVI e ordinario di Ostetricia e Ginecologia all’Università di Valencia. “Lavoro in Italia da undici anni, e sempre più spesso le donne che si rivolgono a me per la procreazione assistita sono ultraquarantenni: ma dopo i 36 anni c’è una riduzione effettiva di fertilità, di cui proprio lo scorso anno sono stati scoperti i meccanismi”.

GLI OSTACOLI

Tra i motivi che spingono le donne a rinviare una gravidanza, i problemi economici e l’incertezza lavorativa giocano un ruolo importante, pesando complessivamente per il 40%, anche se ai primi posti, a sorpresa, c’è la sensazione di essere ancora immature (30,1%) e non poter contare su un partner adeguato (29,7%) Priorità confermate dalle risposte di chi invece è già madre o aspetta un bambino, per cui i principali fattori che hanno determinato questa decisione sono la maturità personale (43%), il partner giusto (41%) e la disponibilità di tempo ed energia (32%).

“Ci vorrebbe maggiore informazione”, prosegue Pellicer, “quando si chiede a una donna di 40/45 anni se è preoccupata per la sua fertilità, ci si sente rispondere che non c’è problema”. Senza rendersi conto che col passare degli anni la qualità degli ovuli diminuisce, e lo stesso vale per lo sperma: “Sono i motivi principali che stanno dietro alla diminuzione della fertilità”, aggiunge il docente, “ anche se giocano un ruolo altri fattori come lo stato di salute e l’obesità”.

L’INFERTILITÀ

In Italia una donna su sei ha fatto i conti con problemi di infertilità – “intesa, secondo la definizione dell’OMS, come un periodo di almeno 12 mesi in cui si cerca di concepire senza riuscirci”, sottolinea Tesser – mentre il 4,7% lo sta vivendo attualmente. E tra le donne con infertilità pregressa, oltre il 77% ha consultato un medico, il 53 % ha intrapreso un percorso di cura e il 14% ha fatto ricorso alla fecondazione in vitro che nel 73% di casi, dopo uno o più cicli, ha avuto un risultato positivo.

L’ostacolo più importante che le donne devono superare per ricorrere alla PMA resta il costo, citato dal 43% delle intervistate che hanno sperimentato infertilità: solo il 12% afferma di avere una copertura assicurativa per questi trattamenti. Anche se giocano un ruolo importante altri elementi come lo stress emotivo (37% del campione) l’assenza di garanzie sui risultati (31%) e le liste di attesa (30%).

LE TECNICHE

Con gli anni intanto le tecniche della procreazione assistita si sono affinate. La più utilizzata è la FIVET, la fecondazione in vitro, “anche se a volte nelle coppie più giovani si parte con l’inseminazione artificiale, un processo semplice che però dà risultati simili a quelli che si ottengono in natura”, spiega Pellicer. “ Ma con la FIVET quarant’anni fa il tasso di impianto per gli embrioni trapiantati, e quindi di successo, era del 6%, oggi siamo arrivati al 60 % “. Un progresso che riguarda soprattutto la fase di laboratorio: “ Oggi abbiamo incubatrici sofisticate che monitorano costantemente gli embrioni, e la possibilità di analizzarne il DNA con una biopsia”, prosegue il docente. “Senza dimenticare l’intelligenza artificiale, che aiuta a selezionare gli embrioni più sani in modo sempre più preciso”.

Sono gli anni che passano a frustrare il desiderio di maternità di molte donne, anche se le tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono sempre più efficaci. È quanto emerge dal Fertility Barometer, l’indagine realizzata dalla società GfK (gruppo Nielsen IQ), con il sostegno di Ivi Institute. L’iniziativa, la prima di questo tipo, ha coinvolto oltre ventimila donne in sei paesi europei (Italia, Spagna, Francia, Portogallo, Regno Unito e Svezia) oltre a Stati Uniti, Canada ed Emirati Arabi Uniti, ed è stata presentata il 13 ottobre a Milano.

È a questi progressi che si devono i crescenti successi della PMA ma gli ostacoli non mancano: più del 50% delle donne che affrontano questo percorso, in Italia e non solo, si rivolge anche o esclusivamente a una struttura privata: soprattutto – secondo i dati dell’indagine – perché non ha i requisiti richiesti dal servizio sanitario (33%), o perché i tempi di attesa sono troppo lunghi.

IL SOSTEGNO EMOTIVO

E la PMA resta comunque una procedura stressante: in Italia il 70% delle intervistate parla di un impatto emotivo rilevante, ma solo il 53% si è vista offrire un supporto psicologico: “Sono convinto che sia utile a tutte“, sottolinea Pellicer, “ma è ancora diffusa questa idea che ricorrere a uno psicologo voglia dire essere instabili, mentre è un aiuto prezioso in un percorso in cui il successo non è garantito, soprattutto al primo tentativo: ancora oggi non conosciamo i motivi per cui un embrione attecchisce o meno”. E dopo un primo fallimento, molte donne non tornano proprio perché non sono sostenute dal punto di vita psicologico.

LE LEGGI

Anche se oggi si tende a produrre tre embrioni, in modo da consentire tre tentativi di impianto: “In questo modo il 93% delle donne arriva a portare a termine la gravidanza”, spiega Pellicer, “e c’è anche chi poi torna per avere un secondo figlio”. Il destino degli embrioni non autorizzati dipende invece dalle leggi nazionali: in alcuni paesi possono essere donati ad altre coppie, mentre in Italia sono conservati”, ricorda il docente, “ nel vostro paese ci sono stati molti progressi in questo campo, ma la normativa pone ancora dei limiti: le donne single o con una partner che vogliono far questo percorso vanno all’estero, spesso in Spagna” .

In attesa che le leggi cambino, la scienza fa progressi: “Credo che in futuro sarà possibile intervenire sui processi che danneggiano gli ovuli, rendendoli reversibili“, conclude Pellicer, “ma ci vorranno anni”. Nel frattempo, se si desidera un figlio è meglio non aspettare troppo.

 

FONTE https://www.repubblica.it/