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Scambio di embrioni a Napoli: il Dna svela che la figlia è di altri

Era uno dei momenti più felici della loro vita. La bimba tanto voluta e attesa era nata e stavano per uscire dall’ospedale San Paolo di Napoli. Ma sul foglio di dimissioni il gruppo sanguigno della neonata era segnato come “B”, quando quello di entrambi i genitori è “A”. Da qui la drammatica scoperta confermata dall’esame del Dna: alla donna è stato impiantato un embrione appartenente a un’altra coppia.

Quella bambina, nata grazie alla fecondazione in vitro, biologicamente non è la loro. La coppia ha presentato un esposto alla Procura. Fascicolo aperto con l’ipotesi di lesioni colpose. Indagini del Nas dei carabinieri, su delega della pm Stella Castaldo (sezione Lavoro e Colpe Professionali, coordinata dal procuratore aggiunto Antonio Ricci). Eseguiti accertamenti nel centro di procreazione medicalmente assistita dell’ospedale di Fuorigrotta. La vicenda è iniziata a giugno del 2025, ma solo ora la coppia ha deciso di renderla pubblica anche per accertare che i propri embrioni (nel centro ne hanno conservati cinque) non siano stati impiantati ad altri. Secondo la denuncia c’è stato uno scambio al momento della fecondazione. «Altre coppie forse stanno crescendo i nostri figli biologici», temono marito e moglie di 41 e 36 anni. Ma sul futuro con la piccola nata a giugno 2025 non hanno dubbi: «La bambina comunque sarà nostra figlia».

Nella denuncia l’uomo e la donna sottolineano il grave malessere psicologico subito, le notti insonni, il turbamento. «Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell’utero — dice l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della coppia — riteniamo ci sia un danno psicologico da quantificare». La coppia insiste nel sapere su che fine hanno fatto i loro cinque embrioni congelati: «Lo chiediamo da un anno».

In serata, in una lunga nota l’Asl Napoli 1 centro cerca di sminare la vicenda esplosiva: «Non c’è stato uno scambio di embrioni», ma un errore nella procedura di impianto. Vale a dire: è stato impiantato un embrione di un’altra coppia. Ma, precisa l’Asl Napoli 1, che ha competenza sull’ospedale San Paolo, i loro embrioni non sono stati impiantati in un’altra donna. Quindi, da quanto sostiene l’Azienda sanitaria, non esistono da qualche parte, come i genitori temono, altri loro figli biologici.

Resta l’imbarazzo per una storia estremamente dolorosa. La coppia per mesi ha seguito il programma affidandosi all’ospedale dove quattro anni prima era nato il primogenito (il Dna ha confermato che è biologicamente loro) sempre con fecondazione assistita, per poi passare dalla gioia a un incubo. L’Asl si dichiara parte lesa e afferma che dopo la segnalazione del caso, un anno fa, sono stati attivati un audit clinico, un gruppo ispettivo multidisciplinare, e sono state sospese le attività di procreazione medicalmente assistita. Dopo l’ispezione del Nas il centro è stato ristrutturato e riaperto.

Fonte https://napoli.repubblica.it/