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Procreazione assistita, in vent’anni nati in Italia 217mila bambini

I dati forniti dall’Iss a qualche giorno dal ventennale della legge 40. Più cicli, più successi, ma anche donne più anziane che accedono alle tecniche

Basta un solo numero – fornito dall’Istituto superiore di Sanità, che ha un Registro nazionale della Procreazione medicalmente assistita, in attività dal 2005 – per capire quanto dirompente sia stata la Pma, la procreazione medicalmente assistita appunto, nel nostro Paese. Perché grazie alle tecniche diverse di fecondazione assistita, in 20 anni, dall’approvazione della legge 40 (il ventesimo anniversario cade il 19 febbraio, ma è entrata in vigore il 10 marzo del 2004) sono nati 217mila bambini. Una cittadina neanche tanto piccola.

In molti casi alcuni di questi bambini sono nati nonostante la legge 40, che nasceva ponendo paletti restrittivi, come per esempio il divieto alle coppie fertili ma portatrici di malattie genetiche di accedere alle tecniche per selezionare gli embrioni sani. O il divieto della fecondazione eterologa, che prevede la donazione di ovociti e spermatozoi. O ancora il divieto di crioconservare i gameti. Tutti divieti eliminati grazie alle sentenze dei tribunali e ai ricorsi di coppie ed associazioni di pazienti ma che negli anni ha portato all’estero per i trattamenti molte coppie italiane, tendenza per la quale si coniò il termine non bellissimo di “turismo procreativo”.

Ma veniamo ai dati Iss, perché i numeri raccontano meglio di tutto che cosa è successo in questi vent’anni. Dai 63.585 trattamenti del 2005 si è arrivati ai 109.755 del 2022. E mentre nel 2005 la percentuale di bambini nati vivi sulla popolazione generale era dell’1,22%, nel 2022 è arrivata al 4,25%. Merito anche dell’aumento percentuale di successi delle tecniche, grazie anche a laboratori sempre più avanzati e a un miglioramento e ottimizzazione delle procedure: il tasso di gravidanza ogni 100 trasferimenti eseguiti è aumentato passando dal 16,3% del 2005 al 32,9% del 2022. Ovviamente il successo dipende da molti fattori, in primis l’età della donna, che influisce sia sulla qualità degli ovociti, sulla loro quantità e anche sull’attecchimento dell’embrione e del portare a termine la gravidanza. E l’età delle donne cresce, anche perché probabilmente pochi casi aneddotici di gravidanze a 50 anni hanno fatto passare il messaggio che si può sempre avere una chance di diventare mamma.

L’età delle donne

Ma ecco i numeri: l’età media delle donne che si sottopongono a cicli di fecondazione assistita è passata dai 34 anni del 2005 ai 37 del 2022 (in Europa nel 2019 era 35 anni). Le over 40, che erano il 20,7% nel 2005, sono aumentate al 33,9% nel 2022 (in Europa nel 2019 erano il 21,9%). Per fortuna – e come sottolineato da anni dall’Eshre, la società europea che si occupa di Embriologia e riproduzione umana – nascono meno gemelli: la percentuale di parti multipli è scesa dal 23,2% del 2005 al 5,9% del 2022. L’impianto di più embrioni, che preludeva a parti gemellari, è adesso addirittura considerato quasi un fallimento: l’obiettivo è far nascere un bambino e non di più, per ragioni mediche legate alla salute della mamma e del feto.

Eterologa

Le tecniche di Pma che utilizzano gameti donati – quella che si definisce fecondazione eterologa – sono aumentate da 246 cicli nel 2014, pari allo 0,3%, ai 15.131 cicli nel 2022, pari al 13,8%. Qusto perché il nostro aese sconta una scarsa cultura della donazione e i gameti vengono quasi sempre importati da altri Paesi.

In crescita anche l’utilizzo di embrioni crioconservati: dai 1.338 casi nel 2005, pari al 3,6% delle procedure, ai quasi 30mila (29.890) nel 2022, pari al 31,1%, simile al valore medio europeo del 2019 (ultimo dato disponibile) che era del 31,2%.

ARTICOLO DI

FONTE https://www.repubblica.it/salute/