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Natalità in crisi, il Pd chiede più investimenti nella procreazione assistita: «Non può essere un lusso»

La crisi demografica che da anni interessa il Veneto richiede risposte concrete e strutturali, non semplici dichiarazioni di principio. È da questa convinzione che nasce la mozione presentata dal gruppo regionale del Partito Democratico per rafforzare la Procreazione Medicalmente Assistita (PMA) nel sistema sanitario veneto, aumentando l’offerta pubblica e garantendo un accesso più equo alle cure.

A illustrarne i contenuti è la consigliera regionale Anna Maria Bigon, che collega il tema della procreazione assistita alle più ampie politiche di sostegno alla natalità.

«Se davvero vogliamo affrontare la crisi demografica non bastano gli slogan», afferma. «Servono servizi per l’infanzia accessibili, sostegno alle famiglie, lavoro stabile per i giovani e una revisione delle procedure di adozione. Ma serve anche una risposta sanitaria adeguata per tutte le coppie che desiderano avere un figlio».

I numeri, secondo la consigliera dem, descrivono una situazione sempre più critica. Nel 2023 in Veneto sono nati 30.438 bambini, con un calo del 4,1% rispetto all’anno precedente e del 37,4% rispetto al 2008. Le previsioni per il 2024 indicano un ulteriore peggioramento, con meno di 30 mila nascite attese. Da oltre un decennio il saldo naturale della popolazione è negativo e, nel 2023, i decessi hanno superato le nascite di oltre 20 mila unità. Anche il tasso di fecondità continua a rimanere lontano dalla soglia necessaria per garantire il ricambio generazionale, fermandosi a 1,21 figli per donna.

In questo scenario la Procreazione Medicalmente Assistita rappresenta, secondo il Pd, uno strumento sanitario fondamentale. Tuttavia, l’attuale sistema regionale presenta diverse criticità.

Pur disponendo di 33 centri autorizzati, nel 2023 ben otto strutture non hanno effettuato nemmeno un ciclo di primo livello. Inoltre, il tasso di gravidanza ottenuto attraverso queste tecniche si è attestato al 6,4%, inferiore alla media nazionale del 10%.

Per Bigon si tratta di dati che impongono una riflessione sull’organizzazione e sull’efficacia della rete regionale dedicata alla PMA.

Particolarmente preoccupante, secondo la consigliera, è il crescente squilibrio tra pubblico e privato. Nel 2023 in Veneto sono stati effettuati 6.819 cicli di secondo e terzo livello, ma soltanto il 37% nelle strutture pubbliche. Oltre il 60% delle prestazioni è stato invece erogato da centri privati.

«Questo significa che molte persone sono costrette a sostenere costi elevati per accedere a percorsi di cura che dovrebbero essere garantiti in maniera uniforme dal servizio sanitario pubblico», sostiene Bigon. «È necessario invertire questa tendenza e rafforzare l’offerta pubblica».

La mozione del Partito Democratico propone quindi una serie di interventi concreti: il rilancio delle tecniche di primo livello, il completamento degli organici nei centri pubblici, l’attivazione della diagnosi genetica preimpianto in almeno una struttura pubblica regionale e l’istituzione di una Banca regionale dei gameti.

Quest’ultimo punto viene considerato strategico per aumentare l’autonomia del sistema sanitario veneto. Attualmente, infatti, la quasi totalità dei gameti utilizzati nei percorsi di fecondazione eterologa proviene dall’estero. Una banca regionale consentirebbe di ridurre questa dipendenza e ampliare le opportunità per le coppie che intraprendono tali percorsi.

Per la consigliera democratica il tema della natalità non può essere affrontato limitandosi al dibattito sulla riorganizzazione della rete ospedaliera.

«Non possiamo discutere soltanto della chiusura dei punti nascita o dei tagli ai reparti di maternità», conclude Bigon. «La vera sfida è creare le condizioni affinchè chi desidera avere un figlio possa farlo senza incontrare ostacoli economici, lavorativi, sanitari o burocratici insormontabiliInvestire nella natalità significa investire nel futuro del Veneto e nella tenuta della nostra comunità».

FONTE https://www.lapiazzaweb.it/