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26 Giugno 2026Mentre l’Europa continua a fare i conti con il crollo delle nascite, la procreazione medicalmente assistita (Pma) sta assumendo un ruolo sempre più centrale nelle politiche pubbliche. Non più soltanto una risposta all’infertilità, ma uno strumento che molti governi iniziano a considerare parte integrante delle strategie per affrontare la crisi demografica che interessa gran parte del continente. Il caso più emblematico arriva dalla Svezia. Storicamente considerato uno dei modelli europei più avanzati in materia di welfare familiare, il Paese nordico sta registrando il livello di fertilità più basso da quando esistono rilevazioni statistiche. Una situazione che ha spinto il governo guidato dal primo ministro Ulf Kristersson a mettere la fecondazione in vitro al centro della propria agenda politica.
L’esecutivo ha già aumentato da tre a sei i tentativi gratuiti di fecondazione assistita per chi cerca di avere il primo figlio e ha annunciato nuovi investimenti pubblici per ampliare ulteriormente l’accesso ai trattamenti. Ma la proposta che ha attirato maggiormente l’attenzione riguarda la possibilità di finanziare anche i percorsi di Pma per il secondo figlio, oggi a carico delle famiglie. Al di là dell’effettiva capacità di queste misure di invertire il trend della denatalità, il caso svedese evidenzia un dato politico rilevante: il tema della fertilità è entrato stabilmente nel dibattito pubblico come questione strategica per il futuro del Paese. Secondo un’analisi dell’European Atlas of Fertility Treatment Policies, dal 2024 tutti i 27 Stati membri dell’Unione Europea finanziano in qualche forma i trattamenti di fecondazione in vitro. Tuttavia, le differenze restano profonde. Solo pochi Paesi garantiscono una copertura estesa dei cicli di trattamento, mentre persistono forti disparità nei tempi di accesso, nei costi sostenuti dai cittadini e nei requisiti richiesti per poter accedere alle cure.
Una situazione che, secondo l’Associazione Luca Coscioni, riflette una più generale carenza di attenzione politica verso il tema della natalità. “La Svezia ha cercato di affrontare concretamente il problema della natalità anche con queste politiche”, osserva Gallo. “Il Parlamento europeo ha invitato gli Stati membri a favorire la rimozione dei divieti all’accesso alla fecondazione assistita. Oggi vediamo la Svezia, ma anche realtà come il Canada, dove esiste un forte sostegno sia alla fecondazione assistita sia alle famiglie con figli. Tutto ciò in Italia non avviene. Ci sono misure spot che non sono onnicomprensive e comunque non sufficienti”.
Il confronto con altri Paesi europei riguarda anche le regole di accesso. In Italia la normativa continua infatti a prevedere limiti che escludono diverse categorie di persone. “Oggi possono accedere alle tecniche di fecondazione assistita soltanto le coppie eterosessuali, stabilmente conviventi o sposate, maggiorenni e viventi”, ricorda Gallo. “Le coppie dello stesso sesso sono costrette ad andare all’estero per ricorrere alla Pma. Poi tornano in Italia, portano avanti la gravidanza e la Corte Costituzionale ci dice che quel bambino è figlio di entrambe le donne”.
Per questo l’Associazione Luca Coscioni ha avviato una nuova proposta di legge di iniziativa popolare: “Avevamo già raccolto 45mila firme depositate sia al Senato sia alla Camera. Oggi proponiamo una nuova legge di iniziativa popolare che prevede la raccolta di 50mila firme affinché possano accedere alla Pma le persone maggiorenni e viventi, indipendentemente dal fatto che siano in una coppia eterosessuale, omosessuale o siano single. Quindi persone singole o in coppia, senza discriminazioni di genere”.
Una richiesta che si inserisce nel dibattito aperto anche dalle recenti pronunce della Corte Costituzionale: “La Corte ha affermato che non esistono ostacoli costituzionali al superamento dei divieti contenuti nella Legge 40 e che spetta al Parlamento intervenire per eliminare queste discriminazioni”, sottolinea Gallo. “È passato un anno da quella sentenza e quasi ventidue anni dall’approvazione della legge”. Dal 2004, anno di entrata in vigore della Legge 40, numerosi divieti sono stati eliminati proprio grazie ai ricorsi arrivati davanti alla Consulta.
“Con l’Associazione Luca Coscioni abbiamo seguito molte coppie nei tribunali e siamo riusciti a cancellare diversi divieti. La Legge 40 non è già più quella che era nel 2004”, ricorda la segretaria nazionale. Una questione di diritti. “Il Comitato ONU per i diritti sociali ha affermato che l’Italia discrimina le persone perché non consente un accesso universale a tecniche che la scienza mette a disposizione di chi ne ha bisogno. E l’Italia cosa fa? Niente”.
In un Paese che continua a registrare uno dei più bassi tassi di natalità d’Europa, il tema della procreazione medicalmente assistita appare destinato a occupare uno spazio crescente nel dibattito pubblico. Non come soluzione unica alla crisi demografica, ma come parte di una strategia più ampia che riguarda diritti, salute, sostegno alle famiglie e accesso alle cure. “Dovrebbe essere il primo pensiero del legislatore mettere all’ordine del giorno dell’agenda politica le politiche per la natalità, prendendo esempio da Paesi che agiscono concretamente”, ci spiega Gallo. “Questa proposta di legge si inserisce proprio in questa prospettiva: quella di un Paese che guarda avanti e garantisce l’accesso alla fecondazione assistita a tutte le persone che ne hanno bisogno”. Ultimo ma non per importanza il nodo delle risorse: “La fecondazione assistita è entrata nei Lea nel 2017, ma il nomenclatore tariffario è arrivato soltanto nel 2023 con tariffe molto basse. I centri pubblici spesso non riescono a coprire i costi dei cicli con quelle somme. È un vero passo del gambero”.
FONTE https://www.huffingtonpost.it/




