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Nascite in calo e ancora troppi cesarei, i dati del ministero della Salute

Pochi nati, ancora troppi col cesareo e sempre più con tecniche di fecondazione assistita. Sono alcuni dei dati che emergono dal Rapporto Cedap (Certificato di Assistenza al Parto), l’analisi del ministero della Salute sulle nascite in Italia.

Il crollo delle nascite prosegue anche nel 2024, confermando una tendenza ormai strutturale. Il tasso di natalità nazionale si ferma a 6,3 nati ogni mille donne in età fertile, ma con forti differenze: la Sardegna precipita a 4,5, mentre la Provincia autonoma di Bolzano resta la realtà più fertile con 8,4 nati ogni mille donne.

A pesare sul crollo demografico è una popolazione femminile sempre più anziana e numericamente ridotta nelle fasce fertili, unita a una minore propensione alla maternità. Anche le cittadine straniere, che per anni hanno sostenuto la natalità italiana, registrano ora un calo evidente di fecondità. Il numero medio di figli per donna è fermo a 1,18: ben lontano dal livello necessario per garantire il ricambio generazionale.

9 bimbi su 10 nascono nel pubblico

Il 90,7% dei parti avviene in ospedali pubblici o equiparati, il 9,1% in strutture private. Più della metà dei parti si concentra nelle strutture con almeno mille parti annui, considerate le più sicure. Ma nel Mezzogiorno la situazione è diversa: oltre il 37% dei parti avviene in punti nascita sotto questa soglia, e in Molise nessun ospedale supera i mille parti l’anno.

Le Unità di Terapia Intensiva Neonatale (TIN) sono presenti in meno di un terzo dei punti nascita monitorati, in diversi casi anche in strutture con volumi inferiori agli standard raccomandati.

I parti pre-termine restano intorno al 6,1% del totale, con percentuali più elevate proprio nelle strutture più piccole.

Il tasso di mortalità infantile si attesta a 2,5 ogni mille nati vivi. Il primo mese di vita resta cruciale: oltre il 75% dei decessi avviene in questa fase, spesso per cause endogene legate alla gravidanza o al parto. Nel periodo post-neonatale incidono invece fattori ambientali e socioeconomici, che continuano a generare differenze significative tra territori.

Mamme più anziane

Quasi una madre su cinque è straniera (20,5%), con percentuali oltre il 30% in Emilia-Romagna, Liguria e Marche. Le madri italiane partoriscono in media a 33,3 anni, le straniere a 31,3. Tra queste ultime è più diffusa una scolarità medio-bassa e una condizione di inattività lavorativa: la metà è casalinga.

Nel 93,7% dei casi le donne effettuano almeno quattro visite in gravidanza, ma persistono ritardi significativi per le donne più giovani, con bassa scolarità o straniere. Le ecografie risultano in forte sovrautilizzo: la media è di 5,8 per gravidanza, quasi il doppio delle tre raccomandate.

Si è ormai consolidata la presenza del partner in sala parto: avviene nel 94,7% dei parti vaginali.

Il punto più critico resta ancora il ricorso al taglio cesareo: nel 2024 riguarda il 29,8% dei parti, con differenze marcate tra pubblico (28,3%) e privato (44,9%). Le italiane ricorrono al cesareo più delle straniere, e nei punti nascita con meno di 500 parti l’anno il tasso sale oltre la media nazionale.

Cresce poi il peso della procreazione medicalmente assistita. Sono 15.287 le gravidanze ottenute tramite PMA, pari al 4,2% del totale. La maggior parte deriva da fecondazione in vitro (48,2%) o da ICSI (36,4%). Tra le donne over 40, quasi una gravidanza su cinque avviene tramite PMA. Ma quasi metà dei parti PMA (49,01%) avviene con taglio cesareo e i parti gemellari restano molto più frequenti rispetto alla media generale.

 

 

 

 

 

 

 

FONTE https://www.healthdesk.it