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Fecondazione eterologa impossibile in Piemonte: ma per chi va altrove il rimborso è una beffa

FILE - In this Thursday, Aug. 14, 2013 file photo, an in vitro fertilization embryologist works on a petri dish at the Create Health fertility clinic in south London. Single women and lesbians in France no longer would have to go abroad to get pregnant with a doctor's help under a proposed law that would give them access to medically assisted reproduction at home for the first time, it was announced Sunday, Aug. 4, 2019. A bioethics law drafted by French President Emmanuel Macron's government includes language to expand who is eligible for procedures such as artificial insemination and in vitro fertilization, or IVF. (AP Photo/Sang Tan, file)

Spinta dal desiderio di diventare madre, Michela (il nome è di fantasia) è stata costretta a rivolgersi a una struttura lontana dal Piemonte per poter avere una chance. La Regione, infatti, non offre la possibilità alle coppie che cercano di avere un figlio di effettuare la procreazione medicalmente assistita eterologa (cioè compiuta grazie a gameti donati da persone esterne alla coppia).

Non esistono in Piemonte banche di gameti. I quali nemmeno vengono importati dall’estero, come avviene invece in Toscana, Lombardia ed Emilia-Romagna. Importare ovuli e spermatozoi richiede standard di sicurezza molto elevati e protocolli specifici: anche per questo, la Regione si è fatta promotrice presso la Commissione salute della necessità di creare un regolamento nazionale per la procedura.

Fino ad allora, quindi, chiunque voglia sottoporsi al trattamento – restando nell’ambito del sistema sanitario pubblico – deve rivolgersi alle regioni che si sono attrezzate, anche se il rimborso completo resta un miraggio. Chi è residente dove la procedura è possibile ha accesso gratuitamente al trattamento, come previsto dai Livelli essenziali di assistenza (Lea) del sistema sanitario nazionale, ma se si arriva da fuori regione il discorso è diverso. Per capire poi che non si avrà diritto a una compensazione completa, le coppie devono attraversare un tortuoso iter di telefonate e rifiuti.

Per fare chiarezza sulla questione, la Regione ha inviato alle Asl una circolare con le linee guida da tenere con i pazienti che richiedono la Pma eterologa. «Eventuali costi aggiuntivi individuati dalle strutture di erogazione non sono soggetti a compensazione da parte del sistema sanitario regionale» si legge nella circolare inviata dal direttore Antonino Sottile alle aziende sanitarie lo scorso 14 ottobre. Eppure la Pma – sia omologa sia eterologa – è stata inserita nei Lea a partire dal 30 dicembre 2024. Questa inclusione garantisce l’accesso alle tecniche di fecondazione assistita tramite il Servizio sanitario nazionale, sebbene siano ancora escluse procedure come la diagnosi preimpianto e la preservazione della fertilità per scelta personale.

Nella circolare del Grattacielo si richiama poi la normativa attualmente in vigore. In seguito alla sentenza della Corte costituzionale del 2014 le tecniche di fecondazione eterologa, nelle quali i gameti di uno o entrambi i partner provengono da un donatore, sono possibili. Dieci anni dopo, nel dicembre del 2024, un nuovo decreto ministeriale ha determinato le tariffe massime di riferimento per “la remunerazione delle prestazioni di assistenza specialistica ambulatoriale”.

Comprese quelle riconducibili ai percorsi di Pma, così come dettagliate nel nomenclatore nazionale. La Commissione salute ha poi posto la questione del costo per l’acquisizione dei gameti femminili, specie se l’approvvigionamento avviene da banche estere. «Alcune Regioni – si legge nella circolare – hanno provveduto autonomamente a disciplinare la materia con propria deliberazione, stabilendo le tariffe e disciplinando i relativi oneri». Il Piemonte no.

Il tema presenta risvolti tecnici e anche politici. Non a caso la capogruppo del Movimento Cinque Stelle in Regione, Sarah Disabato, ha presentato un ordine del giorno per chiedere che la Pma possa essere estesa anche alle donne single:. «Credo sia giusto far partire un dibattito per garantire il diritto alla maternità alle donne single che desiderano avere un figlio».

FONTE https://torino.repubblica.it/