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Thibaud Flament rompe il tabù sulla PMA. E salta la partita per rimanere accanto alla moglie

Il gigante della nazionale francese di rugby rinuncia all’esordio nel Sei Nazioni, il 5 febbraio, per sostenere la moglie nel percorso di procreazione assistita. Un gesto che abbatte i tabù su endometriosi e fertilità, portando la biologia al centro del dibattito pubblico

l Sei Nazioni della Francia inizierà senza una delle sue colonne portanti. Thibaud Flament, un ragazzone di oltre due metri per 116 chili, non sarà in campo il 5 febbraio contro l’Irlanda. Nessun infortunio, nessun problema di salute per il 28enne parigino, ma una ragione personale, si può dire di cuore, che lo terrà lontano dal rettangolo di gioco: restare accanto alla moglie Ethel per affrontare insieme l’inizio del percorso di procreazione medicalmente assistita (PMA). La compagna convive con l’endometriosi e questa pratica è l’unica che può dare alla coppia la speranza di diventare genitori.

Un gesto che rompe i tabù dello sport d’élite con una naturalezza disarmante. Flament ha parlato apertamente di cicli mestruali e protocolli clinici, ricordandoci che la forza di un atleta non risiede solo nei muscoli, ma nella capacità di riconoscere dove la propria presenza sia più necessaria. Questa storia ci fa capire come il rugby e altri sport di squadra ci insegnino fin da piccoli a essere responsabili. Non solo verso i compagni, ma soprattutto verso la vita fuori dal campo. Essere affidabili, insomma, non vuol dire dire “sì” a tutto, ma saper dare valore alle cose importanti, anche se a volte significa fare un sacrificio doloroso.

Ed è quello che ha scelto di fare il giocatore della nazionale francese, di fronte a una realtà medica complessa. La moglie soffre di endometriosi, una patologia cronica che in Francia colpisce una donna su dieci, causando infiammazioni e aderenze che spesso rendono la PMA l’unico sentiero percorribile per avere un figlio. Non è un percorso che segue i calendari sportivi: una volta avviata la stimolazione ormonale, il timing è dettato esclusivamente dal corpo della donna. Non si può posticipare, non si può negoziare. Per Flament questo significava dover scegliere tra una maglia della Nazionale e la “partita della vita” e lui non ha avuto dubbi.

Il caso di Thibaud Flament ci spinge però a riflettere su una questione fondamentale per ogni ambiente di lavoro: quanto siamo davvero aperti ad accogliere questi percorsi senza doverli nascondere? Nelle aziende, lo vediamo anche in Italia (dove invece la Legge 40/2004 vieta ancora l’accesso alle coppie omosessuali e le donne single), l’interesse verso queste tematiche è alto, ma manca spesso il linguaggio giusto per parlarne senza vergogna. Il rugbista, nella sua intervista a L’Equipe, ha invece parlato a cuore aperto e senza reticenze definendo la fecondazione in vitro un momento stressante, che richiede di essere in due, e la comprensione ricevuta dal suo allenatore Fabien Galthié è un segnale di civiltà che dovrebbe ispirare ogni settore professionale. Perché per quanto una partita possa essere decisiva, esistono mischie più silenziose e faticose che non ammettono assenze.

 

FONTE https://www.quotidiano.net/