Procreazione assistita: se anche l’IA è usata contro l’uomo
23 Luglio 2026
Emergenza denatalità, lanciato il “Manifesto Fertilità 2030” dall’Associazione italiana fertilità
23 Luglio 2026
Procreazione assistita: se anche l’IA è usata contro l’uomo
23 Luglio 2026
Emergenza denatalità, lanciato il “Manifesto Fertilità 2030” dall’Associazione italiana fertilità
23 Luglio 2026

Fecondazione assistita e tumori: cosa rivela lo studio su 1,7 milioni di donne

Un enorme esperimento ricostruito dai dati

I farmaci utilizzati nella procreazione medicalmente assistita possono aumentare il rischio di sviluppare un tumore? È una domanda delicata, che interessa un numero crescente di donne e coppie. Per cercare una risposta, un gruppo di ricercatori ha analizzato i dati sanitari di 1.748.927 donne australiane tra i 18 e i 55 anni, seguite attraverso registri clinici e oncologici dal 1991 al 2018. Quasi 397 mila avevano ricevuto almeno un trattamento per la fertilità, tra fecondazione in vitro, ICSI, inseminazione intrauterina, stimolazione ovarica e induzione dell’ovulazione. Lo studio ha utilizzato la cosiddetta “target trial emulation”, una tecnica statistica che prova a ricostruire, attraverso dati reali, le condizioni di uno studio clinico controllato. Si tratta di un metodo sofisticato, ma non equivalente a una vera sperimentazione randomizzata: alcune differenze tra le donne trattate e quelle non trattate possono quindi rimanere nascoste.

Più diagnosi, ma pochi casi aggiuntivi

Dopo alcuni trattamenti sono emerse associazioni con un maggior numero di diagnosi di tumore della mammella, dell’ovaio, dell’utero e della tiroide. In determinate analisi sono comparsi aumenti anche per melanoma e tumore colorettale. I rischi relativi risultavano generalmente superiori dal 9 al 64 per cento, a seconda della tecnica e della neoplasia considerata. Queste percentuali, tuttavia, possono apparire più allarmanti di quanto siano nella vita reale. Per la maggior parte dei trattamenti, l’aumento stimato era inferiore a dieci casi aggiuntivi ogni 100 mila donne in un anno. La differenza più evidente riguardava il tumore invasivo della mammella dopo alcune procedure, con una stima vicina a venti diagnosi in più ogni 100 mila donne l’anno. Un campione tanto grande permette infatti di individuare anche variazioni statistiche molto piccole, che non sempre hanno un impatto rilevante sul rischio individuale.

L’associazione non dimostra la causa

Lo studio non prova che i trattamenti per la fertilità provochino direttamente il cancro. Le donne che ricorrono alla procreazione assistita possono avere già condizioni capaci di influenzare il rischio oncologico, come endometriosi, sindrome dell’ovaio policistico, obesità, disturbi dell’ovulazione o altre cause di infertilità. Mancavano inoltre informazioni dettagliate sui dosaggi dei farmaci, sul numero dei cicli, sulle cause precise dell’infertilità e sull’eventuale gravidanza ottenuta. Un altro elemento invita alla prudenza: l’aumento delle diagnosi era spesso più evidente nei primi anni dopo il trattamento e tendeva a ridursi con il passare del tempo. Un andamento simile è stato osservato persino per alcuni tumori non considerati sensibili agli ormoni. Questo potrebbe indicare un effetto di sorveglianza: chi affronta un percorso di fertilità viene sottoposto a più visite ed esami, aumentando la probabilità che una malattia già presente venga scoperta precocemente.

Nessun allarme, ma controlli personalizzati

I risultati non indicano che le donne debbano rinunciare alla fecondazione assistita. Suggeriscono piuttosto la necessità di valutare ogni percorso in modo personalizzato, considerando età, storia familiare, numero di trattamenti e presenza di patologie come endometriosi, obesità o ovaio policistico. Il messaggio corretto non è che il rischio sia inesistente, ma che l’eventuale aumento appare piccolo e difficile da separare dalle condizioni che hanno determinato l’infertilità. Saranno necessari studi con registri più completi e periodi di osservazione ancora più lunghi per distinguere il ruolo dei singoli farmaci e delle diverse tecniche. Nel frattempo, la procreazione assistita può essere affrontata senza allarmismi, seguendo i normali programmi di prevenzione oncologica e discutendo con lo specialista i fattori di rischio personali. Un’associazione statistica, anche quando emerge da quasi due milioni di donne, non deve essere trasformata automaticamente in un rapporto di causa ed effetto.

Walker AR, Venetis C, Opdahl S, et al. Medically Assisted Reproduction and Hormone-Related Cancers. JAMA Network Open. 2026;9(7). Pubblicato online il 13 luglio 2026. DOI: 10.1001/jamanetworkopen.2026.22832.

Link alla pubblicazione

FONTE https://www.mondosanita.it/