
Dott. Irollo: “medicina rigenerativa e fertilità”
4 Giugno 2026
I progressi più recenti nelle tecnologie di riproduzione assistita (ART) saranno evidenziati durante il 41° incontro annuale ESHRE nel 2026. La conferenza, che si prevede attirerà oltre 8,000 professionisti, affronterà un’ampia varietà di argomenti di medicina riproduttiva, come intelligenza artificiale e integrazione sanitaria virtuale, prevenzione dell’infertilità e mantenimento della fertilità. I partecipanti avranno la possibilità di raccogliere le menti di eminenti studiosi e professionisti che stanno influenzando il futuro dell’ART.
4 Giugno 2026Cina, Italia, Giappone, Corea, e oggi anche Svezia e Norvegia. Dovessimo domandarvi che cos’hanno in comune Paesi così distanti geograficamente e culturalmente, immaginiamo potreste trovarvi in difficoltà nel rispondere. Eppure c’è un tema a cui, nonostante e in apparenza in modo contro intuitivo rispetto al fatto che siamo su un pianeta abitato ormai da otto miliardi di persone, torniamo spesso, che è quello della crescente denatalità. Tutte le nazioni sopra citate (ma sono solo quelle in uno stato “emergenziale”) hanno in comune il fatto che i loro cittadini fanno sempre meno figli.
Italia e crisi delle nascite: i dati sulla natalità nel 2025
In Italia nel 2025 il report Istat, puntuale come ogni anno, ci ha confermato la tendenza dell’Italia a una lenta ma graduale decrescita della popolazione, che va di pari passo con un altrettanto graduale calo della natalità. Da noi, inoltre, si diventa papà mediamente a 35,8 anni, la media più alta d’Europa, mentre in Francia a 33,9 anni, in Germania a 33,2, in Inghilterra e Galles a 33,7 anni. Un fenomeno sempre più frequente rispetto al passato che riguarderebbe circa il 70% dei nuovi papà italiani: ciò significa che 1 uomo su 3 è ancora senza figli oltre i 36 anni d’età. A questi numeri, sommiamo quelli di febbraio 2024, quando l’ultimo rapporto Coop 2023 ci spiegava come il 51% dei giovani tra i 20 e i 40 anni non voglia diventare genitore, mentre un ulteriore 28% lo vorrebbe, ma ritiene che non sarà possibile, soprattutto per ragioni economiche.
E ancora, Corea del Sud, insieme a Singapore, Hong Kong e Taiwan, hanno toccato il record di meno di un figlio in media per donna e seguiranno il destino di quelli “maturi” demograficamente come il Giappone, dove la fecondità è bassissima da decenni, la popolazione cala al ritmo dello 0,7% annuo – che significa una perdita di oltre 22 milioni di abitanti da qui al 2050, pari al 18% della popolazione complessiva – e l’invecchiamento della popolazione è veloce e inevitabile. È dal 2016, primo anno in cui le nascite sono diminuite, che il governo cinese osserva con preoccupazione il trend della denatalità, che nell’ultimo biennio è aumentato esponenzialmente e oltre ogni previsione.
Svezia e natalità: perché il governo punta sulla fecondazione assistita
Ma se queste sono situazioni note da tempo, ecco che nel Vecchio Continente ci sono anche delle new entry che, a sorpresa, arrivano da Nord, da Paesi dove notoriamente le politiche familiari sono solide, affidabili, concrete. Eppure leggiamo oggi che anche la Svezia ha un problema di scarsità di nuove nascite, preoccupante al punto da far subito intervenire il primo ministro Ulf Kristersson che ha promesso di mettere la fecondazione in vitro al centro della sua campagna di rielezione.
Il piano della Svezia contro la denatalità
Il governo di centro-destra di Kristersson, che appartiene al Partito Moderato, ha infatti recentemente aumentato per la prima volta da tre a sei il numero di tentativi di IVF (o FIVET, com’è nota in Italia) finanziati dallo stato e concessi agli aspiranti genitori.E ha anche aggiunto che il suo partito – la cui coalizione composta da diversi partiti di minoranza dipende fortemente dal sostegno dei democratici svedesi di estrema destra – rimarrà al governo nelle elezioni generali di settembre, finanzieranno anche la fecondazione in vitro per chi desidera avere più figli. Questa proposta di legge arriva dopo che le statistiche ufficiali di quest’anno hanno mostrato che, nonostante sia spesso citato come uno dei migliori paesi al mondo per avere figli (perché ha, per esempio, il miglior pacchetto di congedo parentale al mondo), il tasso di fertilità della Svezia è sceso a 1,42 l’anno scorso, il più basso dal 1749, quando sono iniziate le registrazioni. “È un livello che non abbiamo mai avuto in Svezia”- ha detto di recente in un podcast Kristersson, padre di tre figli – “E questo mi ha fatto pensare. Potrebbe essere perché alcune persone non vogliono avere figli, ma sono abbastanza sicuro che sia anche perché molte persone non riescono ad averli”. Promettendo di finanziare anche i tentativi per coloro che cercano di avere più figli come promessa elettorale, il premier svedese ha detto: “Non c’è niente di sbagliato nell’avere un figlio, ma non c’è niente di sbagliato nemmeno nel voler dare a quel figlio un fratello o una sorella”.
Perché nemmeno il welfare nordico riesce a fermare il calo delle nascite
Quella della denatalità è una questione che il governo svedese sta prendendo molto sul serio. Seguendo le orme della vicina Norvegia, ha commissionato uno studio su come invertire la tendenza, avvertendo che se continua al ritmo attuale ogni generazione sarà circa un terzo meno popola di quella dei loro genitori. Il ministro della salute, Elisabet Lann dei Democratici Cristiani, che è anche favorevole all’estensione della fecondazione in vitro per secondi e terzi figli, ha dichiarato: “Vogliamo dare a più persone la possibilità di realizzare i loro sogni familiari e i loro desideri di diventare genitori. Una coppia su sei in Svezia è involontariamente senza figli. E questo colpisce inevitabilmente la loro qualità di vita, la vita sociale, la salute mentale e la loro intera esistenza, che è caratterizzata dal loro desiderio di mettere su famiglia ma dall’impossibilità a riuscirci”. Ma alcuni esperti non sono convinti che questa strategia di fecondazione in vitro possa vere l’effetto desiderato sulla popolazione o sulle intenzioni di voto. Martin Kolk, sociologo e docente all’Università di Stoccolma, ha detto che in Svezia – che ha un generoso congedo parentale e dove l’assistenza all’infanzia è fortemente sovvenzionata – il motivo per cui le persone hanno meno figli è più probabile che sia il cambiamento culturale. Diventare genitori, ha detto, è visto da alcuni come “incompatibile con altri stili di vita”. Ha detto: “Quegli altri aspetti della vita, come la carriera, gli hobby, gli amici, l’auto-realizzazione, giocano oggi un ruolo un po’ più importante nella vita delle persone, mentre dall’altro lato la costruzione della famiglia e l’idea di riprodursi hanno , forse, un po’ meno appeal che in passato”.
La fiducia nel futuro è il vero problema della natalità?
In Italia un altro fattore cruciale è quello economico. La nascita del primo figli, infatti, rappresenta la seconda causa di povertà dopo la perdita del posto di lavoro. Lo conferma Banca d’Italia che stima in 640 euro al mese, la spesa necessaria per allevare un pargolo. Si comincia da subito:nel primo anno di vita si spendono all’incirca 460 euro per la culla, oltre 1.000 euro per i pannolini, 3.400 euro per latte e pappe, 2.500 per vestiti… Alla fine, quando il piccolo avrà spento 18 candeline, dal conto corrente dei genitori saranno usciti fino a 300 mila euro, calcola ancora Bankitalia. In Francia, per fare un esempio di nazione che ancora regge il colpo dell’inverno demografico, la tassazione è regolata in base al quoziente familiare e non al reddito, come accade da noi dove gli aiuti sono proporzionali al reddito Isee. In più lì esiste un’ampia rete di asili nido pubblici e sovvenzionati (le crèches) e scuola materna gratuita a partire dai 3 anni. In Olanda per ogni nuovo nato il governo assegna subito un sussidio, indipendentemente da reddito o professione, cosa davvero importante, perché in Italia l’assegno familiare riguarda solo i contratti di lavoro stabilizzati, lasciando fuori le partite Iva. Anche la controversa Ungheria ha puntato fortemente su incentivi economici diretti e agevolazioni per stimolare le nascite, aggiungendo una legge che dà la possibilità di cancellare parte o tutto il debito di un prestito statale (il Babaváró) al raggiungimento del terzo figlio.
Il calo drastico delle nascite in tutta Europa, con l’Italia in testa alla classifica, con 1,21 figli per coppia, ha certamente a che fare con cause strutturali delle democrazie occidentali europee, che vanno dal ritardo nell’età per il primo figlio, alla instabilità economica, dalla precarietà lavorativa, al costo elevato della genitorialità e la mancanza di servizi adeguati, ma ha anche molto a che vedere con un sentimento diffuso e “sottocutaneo” percepito dai giovani: la poca fiducia nel futuro. E forse su quella, più che su tutto il resto, ci si dovrebbe occupare di più, meglio e con urgenza.
FONTE https://www.elle.com/




