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18 Luglio 2025Per cinque volte la Legge 40 che regolamenta il ricorso a tecniche di procreazione assistita (limitandole) è stata dichiarata illegittima costituzionalmente. E ciò nonostante, al posto di progredire, si registrano solo retromarce
Le piante, contrariamente agli esseri umani, sono vere e proprie reti viventi, capaci di sopravvivere alle calamità e alle catastrofi senza perdere la loro funzionalità, con una resilienza difficilmente replicabile in natura. Ci penso mentre guardo quello che sta accadendo nel microcosmo della Giustizia italiana, si potrebbe dire che, da vent’anni, il potere legislativo evita accuratamente di legiferare adeguando le norme vigenti alle innovative forme di natalità (quella surrogata) e alle nuove famiglie non strettamente tradizionali, sempre più numerose, che promuovono istanze di genitorialità, pur non essendo in grado di generare autonomamente figli. Sicché le tecniche di procreazione, diverse da quelle tradizionali e fisiologiche ormai in voga da anni in altri Paesi consenzienti, si arenano sul fronte delle autorizzazioni legali da ottenere in Italia. La diga eretta dai governi, di destra o sinistra poco cambia, viene però squassata da ondate sempre più massicce di istanze che, raggiunti i Tribunali o le Corti superiori, riescono a far breccia nei muraglioni dell’intransigenza del potere legislativo e nella sua ritrosia a promuovere nuove leggi in materia, scostandosi dall’ortodossia dogmatica per cui i figli appartengono solo a coppie di genitori di diverso sesso. Con buona pace dell’attuale esecutivo – che il 18 novembre 2024 aveva varato la Legge n. 169 in materia di perseguibilità del reato di gestazione per altri, anche se commessa all’estero da cittadini italiani – il fortino della cosiddetta famiglia tradizionale è stato colpito da un doppio colpo da knockout pugilistico.
Da un lato, il Tribunale dei minori di Pesaro ha dato il via libera all’adozione, da parte di una coppia di padri, di un figlio nato all’estero (prima dell’entrata in vigore della legge sopra richiamata) tramite la pratica dell’utero in affitto. Dall’altro, la Corte costituzionale si è addirittura superata, con due sentenze in sequenza (la n. 68 e la 69) che segnano una vera e propria disfida al Governo Meloni, sancendo – la prima – il diritto delle coppie con due madri al riconoscimento del medesimo figlio, ancorché partorito da una sola di queste e – la seconda – stabilendo che non è incostituzionale precludere la fecondazione assistita alle donne single, pur rimandando al Parlamento il compito di legiferare in materia.
Pensare che uno dei primi atti di forza del Governo in carica, nel 2023, era stato quello di cancellare – a colpi di circolari del Ministero dell’Interno – il riconoscimento alle seconde mamme (le cosiddette madri intenzionali) di molti bimbi nati da coppie lesbiche, sul presupposto che il legame genitoriale potesse essere riconosciuto solo alla partoriente.
Cosa sta dunque succedendo? Un atto di ribellione del potere giudiziario? Un sovversivo colpo di Stato dei giudici contro Parlamento e Governo? Non esageriamo, chiamiamola semmai una sonora “sveglia” a chi non sa o fatica a stare al passo con i tempi e che si aggrappa a una legge che ormai è piena di buchi, come il cappotto dell’umile funzionario russo preso in giro dai colleghi ed escluso dalla vita sociale di San Pietroburgo, nel racconto di Gogol di due secoli fa.
Per cinque volte la Legge 40 del 2004 – che regolamenta il ricorso a tecniche di procreazione assistita limitandole alle sole coppie sterili o infertili con componenti maggiorenni, di sesso diverso, coniugati o conviventi – è stata dichiarata illegittima costituzionalmente. E ciò nonostante, al posto di progredire, si registrano solo retromarce. Come è accaduto per quelle 33 madri di Padova, cui il Prefetto ha cancellato la qualifica di genitori, in adempimento della circolare del Ministro Piantedosi.
Ora la via è quasi libera, e grazie alle sentenze citate – di fatto – la Legge 40 è quasi completamente svuotata. Chissà se, nel grande network delle sequenze funzionali, non sia il caso di ispirarsi alle piante e alla loro raffinata capacità di adattarsi ai cambiamenti che l’evoluzione della specie impone, a prescindere dalle spinte politiche ed etiche personali.
(FONTE https://d.repubblica.it/)
Articolo di Daniela Missaglia




