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8 Agosto 2026Un foro minuscolo nell’involucro dell’uovo può decidere se la fecondazione avverrà oppure no. Nell’abalone, mollusco marino usato da decenni come modello per studiare la riproduzione, lo spermatozoo deve attraversare una barriera proteica chiamata vitelline envelope, simile per funzione alla zona pellucida dei vertebrati. Per riuscirci libera la lisina, una proteina acrosomiale di circa 16 kilodalton capace di riconoscere alcuni componenti dell’involucro e aprire localmente un varco. Il nuovo preprint pubblicato su bioRxiv il 29 luglio 2026 suggerisce che questo riconoscimento sia più complesso e più robusto di quanto si pensasse. Al centro del lavoro c’è VEZP14, una proteina ovulare finora rimasta in secondo piano rispetto a VERL, considerata storicamente il principale recettore della lisina.
VERL è una gigantesca glicoproteina, nell’ordine di circa 1.000 kilodalton, la cui regione iniziale comprende 22 domini ripetuti di tipo ZP-N coinvolti nell’interazione con lo spermatozoo. Ma l’involucro ovulare non è formato da un solo attore: studi precedenti vi hanno identificato almeno 30 proteine contenenti domini ZP. VEZP14 è una paraloga di VERL, cioè deriva da un’antica duplicazione genetica, ed era già nota per legare la lisina con un’affinità simile. Il nuovo studio aggiunge però un tassello decisivo: la struttura tridimensionale del dominio VEZP14-N1, osservato sia da solo sia in complesso con lisina. Nonostante condivida appena circa il 20 per cento della sequenza con le regioni corrispondenti di VERL, VEZP14-N1 presenta una superficie di aggancio sostanzialmente equivalente. Gli amminoacidi sono cambiati molto, ma la geometria con cui la proteina riconosce il partner maschile è rimasta sorprendentemente simile.
Il dato aiuta a spiegare uno dei paradossi della biologia riproduttiva. Le proteine coinvolte nella fecondazione sono spesso tra le più rapide a evolvere, sottoposte a pressioni selettive che possono favorire il riconoscimento tra individui della stessa specie e contribuire, nel tempo, all’isolamento riproduttivo. Eppure il loro compito richiede una precisione estrema: lo spermatozoo non può “quasi” riconoscere l’ovulo, perché da quell’aggancio dipendono l’apertura della barriera e una sequenza di eventi irreversibili. Il preprint indica che l’evoluzione potrebbe conservare non tanto una sequenza immutabile, quanto una particolare architettura della superficie di contatto. È come se una serratura potesse essere ricostruita con materiali diversi, continuando però ad accogliere la stessa chiave. Questa elasticità permetterebbe alle proteine di cambiare rapidamente senza compromettere l’evento da cui dipende una nuova generazione.
Nishio S., Wang H., Jovine L. How a single sperm protein recognizes highly divergent egg coat components. bioRxiv [Preprint]. 2026; 2026.07.29.741504. doi: 10.64898/2026.07.29.741504.
FONTE MONDO SANITÀ




